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Ad essere protetto dalla denominazione IGP Bresaola della Valtellina è il tradizionale sistema di trattamento e stagionatura delle carni bovine eseguito in provincia di Sondrio. Mai però mi sarei aspettato di leggere che le carni utilizzate sono anche (o soprattutto) di provenienza estera. E l’incomparabile qualità delle carni italiane? E la grande tradizione zootecnica italiana (che ha proprio nella regione Lombardia una delle punte di diamante)?
E l’utilizzo di estrogeni, ormoni ecc. diffusissimo all’estero, ma opportunamente regolamentato in Italia a tutela dei consumatori?
Mi chiedo: se la Bresaola è prodotta a partire da carni di provenienza estera, è giusto definirla un prodotto tipico italiano? Secondo me no! Viene anche messa a nudo una grave lacuna presente nel disciplinare di produzione dell’IGP Bresaola della Valtellina, disciplinare che è stato approvato dalla Regione Lombardia, dal Ministero delle Politiche Agricole e dalla Comunità Europea.
L’IGP fatta in questi termini non ha senso (se trascuriamo ovviamente il lato puramente economico e di contribuzione legata alla promozione).
Infine io, pur essendo un discreto consumatore di Bresaola (la compravo anche per mio figlio di anni 2,5), d’ora in poi la utilizzerò ancora solo nel caso sia specificato l’utilizzo di carni di provenienza italiana.
Riferimenti: Trashfood; Enotime

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